Lettere da Litchfield – “Mi sono laureata in diretta Facebook. Non è quel giorno che ho sempre sognato. Ma ora, che anche un abbraccio è un lusso, mi sento privilegiata”

Ci scrive Valeria Rianna, 24 anni, neo laureata in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano:

“La mia esperienza universitaria è cominciata nel settembre 2014 su un treno Italo partito da Salerno e diretto a Milano. Da quel giorno la mia vita è cambiata. Mi sono iscritta alla Statale piena di entusiasmo portando la mia Costiera Amalfitana nel cuore. Non ero sicura fosse la scelta giusta: una città così diversa, nuove amicizie, nessun panorama mozzafiato dalla finestra di casa.

Milano però mi ha sorpresa. Fin da subito mi sono sentita parte integrante di questa metropoli così grande, ma in fondo così alla mia misura. Devo ammettere che la facilità con la quale ho intrecciato rapporti umani nella “operosa Lombardia” mi sorprende tuttora. Giorno dopo giorno, ho conosciuto persone molto diverse tra loro, ma ciascuno mi ha regalato un pezzetto di vita.

Valeria Rianna

In questi cinque anni ho vissuto a pieno la città (ne ho girato ogni angolo!), sono stata rappresentante degli studenti e ho fatto attività in università per provare a lasciarla migliore di come l’avessi trovata. Ho trovato amici che ora sono la mia seconda famiglia. Ho incontrato l’amore. Ho coltivato passioni. Ho sognato il mio futuro e, naturalmente, come ogni studente universitario, ho aspettato e immaginato il giorno della mia laurea.

La laurea è il primo vero traguardo per uno studente: rappresenta le fatiche di anni, bocciature e trenta e lode, che vengono coronate con un momento speciale condiviso con gli affetti nella propria università. Per chi, come me, poi si cimenta con una laurea a magistrale a ciclo unico, senza la laurea triennale, la fine di quei cinque anni è attesa sin dal primo giorno di università: è la laurea, l’unica nella vita.

Negli ultimi mesi, mentre scrivevo la tesi in Teoria generale del diritto e Diritto commerciale (scelta per assecondare la mia doppia anima umanista e pratica) aspettavo con ansia la data fatidica, fissata per marzo. Organizzavo e immaginavo quel giorno da Natale, quando ero tornata a casa, nella mia Positano: la mia famiglia a Milano, il tailleur blu da indossare, la festa con tutti i miei amici, il colore della copertina della tesi, il salto della siepe, il foulard arancione che avrei messo al collo come simbolo del mio impegno in questi anni in Senato accademico con la lista Unilab-Unimi.

Il 4 marzo 2020 è stato pubblicato il calendario delle sessioni di laurea: mi sarei laureata il 24 marzo! Non avevo fatto però i conti con la pandemia.
Proprio la sera del 4 marzo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha inaugurato la serie di decreti che ormai conosciamo bene. E così niente più festa, niente più amici, niente più salto della siepe, niente stretta di mano ai professori, niente più famiglia a Milano. E, probabilmente, niente più laurea.

I primi giorni successivi alla comunicazione del lockdown non sono stati facili. Desideravo la mia festa di laurea, o almeno una proclamazione a porte chiuse, e non accettavo l’idea di dovermi laureare sul divano di casa. Questo era sentimento comune ad altri miei colleghi. Così abbiamo chiesto all’università di rimandare la sessione o di svolgere le sedute a porte chiuse, ma non è stato possibile, giustamente, viste le scadenze per l’iscrizione all’ordine degli avvocati, per i master e via dicendo.

Data la drammaticità della situazione, con un aumento esponenziale dei contagi di giorno in giorno, ho accettato la mia condizione. Tutto sommato ero fortunata: riuscivo a laurearmi, e senza particolari problemi. Mi rendo conto, soprattutto ora, delle difficoltà dei laureandi a reperire fonti con le biblioteche chiuse, senza la possibilità di approfondire aspetti anche importanti del proprio lavoro di tesi e con i professori spesso introvabili.

La mia università, in fin dei conti, ha risposto bene: nessuna attività didattica sarebbe stata sospesa o rimandata, ma si sarebbe svolto tutto telematicamente. La laurea era salva!

Ho deciso allora di vivere un’esperienza quanto più simile alla laurea che avevo immaginato. Ho organizzato un gruppo Facebook con più di 100 persone tra amici e parenti e ho trasmesso lì la diretta della mia discussione di tesi. Ho recuperato una corona d’alloro da una fiorista speciale che, a Milano, consegna i fiori in bicicletta, e mi sono laureata.

Valeria Rianna: la discussione della tesi via Skype

Avevo qui con me Ylenia, la mia coinquilina. E poi Alice, Cinzia, Pino, i miei
dirimpettai, che sono ormai la mia famiglia adottiva milanese. E Ariel, il loro meraviglioso cane, un Weimaraner. Ma avevo, seppur virtualmente, decine e decine di persone che facevano, con il cuore, il tifo per me.

Non è stata una laurea usuale, ma è stata comunque una laurea che mi ha
scaldato il cuore. E, probabilmente, in questo modo hanno potuto partecipare anche persone che mai sarebbero riuscite ad esserci. Ho ricevuto ancora più messaggi d’affetto e ho avuto la conferma che coltivare i rapporti umani, essere sensibile e disponibili è da vincenti.

In un periodo come questo, in cui anche un abbraccio è un lusso, mi sono sentita davvero privilegiata.

Ora attendo alla finestra la scomparsa del virus sognando ancora più forte il mio futuro: il Diritto è la mia passione e spero, non appena sia possibile, di iniziare a lavorare e dare così il mio contributo al nostro meraviglioso Paese.

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