“Scrivimi una lettera”. La psicologa lancia la challange su Facebook: “Voglio aiutarvi a stare bene con voi stessi nella solitudine di questo lockdown”

Tutorial, serie tv, esercizi, ricette e grandi pulizie. Quella lista di cose da sistemare in casa, ma che prima del lockdown non ne abbiamo mai avuto il tempo. Quella pila di libri sul comodino che ora, finalmente, riusciremo a leggere. Costretti a casa, ora abbiamo un sacco di tempo a disposizione. In tanti hanno creato liste, calendari di attività e cose da fare. “Ma se provassimo a fermarci un po’ e imparassimo a stare bene da soli con noi stessi?”.

Ilaria Albano

La proposta viene da Ilaria Albano, psicologa attiva a Milano. Da qualche settimana ha lanciato la #carapsicologachallange, e ci sfida: “Dovete semplicemente riuscire ad aprirvi con una psicologa senza il timore del giudizio e delle etichette. Ci riuscite?”.

Noi di “Orange is the new Milano” abbiamo accolto la sfida, e le abbiamo scritto.

Albano, ci racconti della sua call #carapsicologachallange. Come è nata l’idea e di che cosa si tratta?

“A Milano, ho visto che sono nate tante iniziative per aiutare la comunità. Ho voluto contribuire anch’io, mettendo a disposizione le mie competenze da psicologa. Da anni studio il potenziale terapeutico della scrittura e ho, quindi, pensato di usare i social per ‘sfidare’le persone a prendersi del tempo per scrivere una lettera a una psicologa, senza il timore del giudizio. In questo momento di ‘frenesia online’, penso sia una buona occasione per fermarci un po’ e imparare a stare bene con se stessi”.

Com’è stata la risposta alla call?

“Più alta delle mie aspettative. In molti hanno trovato conforto nell’iniziativa, considerando la scrittura un’azione immediata per prendersi cura di sé. L’atto stesso di accendere il computer e scrivere una lettera è un primo passo per cominciare a ritagliarsi del tempo da dedicare al proprio benessere e intraprendere un percorso di miglioramento”.

La diffusione del virus ha scatenato molte preoccupazioni?

“In realtà, quasi nessuno mi ha contattata per affrontare gli effetti diretti della pandemia. E non era questo il mio obiettivo: è attiva una rete molto valida di “psicologi dell’emergenza”, specializzati nella gestione diretta delle conseguenze di questo tipo di situazioni. Può essere utile, per esempio, per chi ha un parente ricoverato o per chi ha subito un lutto a causa del coronavirus”. 

Che cosa è emerso dalle mail delle persone che hanno risposto alla challange?

“Ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un fenomeno sociale. Le routine appiattiscono i nostri bisogni e la salute mentale è spesso lasciata all’ultimo posto nella nostra lista di priorità. Adesso, invece, la rottura di queste abitudini ha fatto emergere un’urgenza espressiva a cui io ho dato semplicemente un contenitore. La verità è che molti soffrivano già prima e il fatto di non poter uscire di casa senz’altro non aiuta. Non è la quarantena a causare le difficoltà, ma è ciò che ci mette di fronte a situazioni che prima non prendevamo in considerazione. Chi resta a casa si trova a dovere fare i conti con diverse problematiche: dal rapporto con gli altri alla relazione con se stesso che, sappiamo bene, non sempre assume forme idilliache”. 

Cosa possiamo fare?

“Adesso possiamo usare questo tempo a nostro favore: penso che iniziare a dare importanza alla propria storia e scrivere le proprie emozioni su un foglio, anche se virtuale, sia l’inizio di un ‘atto rivoluzionario’ verso se stessi”.

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